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SVILUPPO: La fame deriva dall’ingiustizia, più che dalla mancanza di cibo
Tito Drago


MADRID, 19 ottobre 2006 (IPS) - Ogni anno milioni di persone muoiono per cause legate alla fame. Ma questo non si deve alla mancanza di cibo: è piuttosto il risultato dell’ingiustizia sociale e dell’esclusione politica, sociale ed economica. È quanto sostengono alcune organizzazioni non-governative che hanno lanciato lunedì scorso in Spagna una campagna per la giornata mondiale dell’alimentazione.

Questa giornata è stata istituita nel 1979 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), per commemorare la data di fondazione dell’agenzia internazionale, il 16 ottobre 1945. La giornata di lunedì ha aperto la Settimana contro la povertà, che prevede diversi eventi di sensibilizzazione nel mondo.

Quest’anno, lo slogan della FAO per la giornata mondiale dell’alimentazione era “investiamo nell’agricoltura per la sicurezza alimentare”. Ma secondo le Ong, il problema non sarebbe la scarsa produzione alimentare, bensì le ingiustizie nell’accesso e nell’uso del cibo.

Theo Oberhuber, a capo della Ong ambientalista spagnola Ecologistas en Accion (EEA), ha detto all’IPS che nel mondo si produce cibo a sufficienza per rispondere ai bisogni di tutti, in modo che nessuno debba soffrire la fame.

Tuttavia, ha aggiunto, due problemi in particolare pongono degli ostacoli: il primo, è che gran parte di tutto il cibo, dai prodotti agricoli ai prodotti ottenuti da oceani e fiumi, va ad alimentare il bestiame “la cui carne e i sottoprodotti vengono consumati soprattutto nei paesi del Nord industrializzato”.

Il secondo, ha spiegato, è l’ingiustizia sociale: in molti paesi, la maggior parte della popolazione non può permettersi il cibo, “neanche quello di minore qualità”.

Olivier Longué, direttore generale di Acción contra el Hambre (Azione contro la fame), ha illustrato all’IPS alcuni esempi di cibo di minore qualità: in Malawi e Guatemala, per esempio, il mais è alla base della dieta di sussistenza, mentre nelle Filippine gli alimenti principali sono mais, patate e banano.

Acción contra el Hambre ha riferito che nel mondo ogni quattro secondi una persona muore per malattie legate alla fame, e quasi un miliardo di persone a livello globale soffre la fame.

L’Ong internazionale ha poi osservato che sei milioni di bambini muoiono ogni anno di fame, che è responsabile della metà di tutte le morti infantili al di sotto dei cinque anni nel mondo. Per di più, molti bambini che sopravvivono alla fame e alla malnutrizione soffrono di disabilità per il resto della vita.

Le Ong internazionali Engineers Without Borders, Caritas e Veterinarians Without Borders, insieme a Prosalus, un’organizzazione spagnola che promuove l’assistenza sanitaria in Africa e America Latina, hanno lanciato in Spagna la campagna “Derecho a la alimentación: Urgente” (Diritto all’alimentazione: urgente), presentando un DVD lunedì scorso nel quale sostengono che la sicurezza alimentare non può essere raggiunta senza il supporto allo sviluppo agricolo.

Hanno poi fatto osservare che le statistiche della FAO mostrano che oltre il 70 per cento delle persone che soffrono la fame nel mondo vivono in aree rurali, dove dovrebbero potersi alimentare grazie all’agricoltura.

Con questa campagna si chiede che i governi riconoscano la sicurezza alimentare come un diritto umano basilare, e che rivedano le proprie politiche sul tema promuovendo lo sviluppo agricolo nel quadro della sostenibilità ambientale.

Ma EEA mette in dubbio l’appello della FAO ad “investire nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare”, a causa della crescente influenza dell’agribusiness e della concentrazione della terra.

Secondo EEA “più del 70 per cento del mercato globale dei pesticidi è in mano a sei grosse multinazionali agrochimiche”.

Il gruppo aggiunge poi che queste imprese controllano gran parte delle vendite globali di sementi in un mercato molto redditizio, mediante la vendita di varietà geneticamente modificate (GM), resistenti agli erbicidi delle stesse imprese.

Per di più, le progenie di alcune piante GM sono sterili, il che significa che non possono essere conservate per seminare futuri raccolti. Gli agricoltori poveri diventano perciò dipendenti dalle imprese multinazionali, e sono costretti a comprare nuovi semi ogni anno.

EEA fa notare inoltre che le 10 maggiori imprese alimentari mondiali provvedono a un quarto dell’intera produzione alimentare globale, mentre 10 grandi catene gestiscono un quarto di tutte le vendite di cibo.

Come conseguenza di questa politica, ad esempio, “in Spagna, gli agricoltori ricevono solo il 25 per cento del prezzo finale”, sostengono le Ong.

“Se questa è la situazione in un paese europeo sviluppato, non è difficile immaginare cosa accada nei paesi del Sud, dove la popolazione rurale vive in condizioni disumane”, commenta Oberhuber. (FINE/2006)

 
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